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10 marzo 2017

L’usura alle Sezioni Unite della Cassazione

Abbiamo già dato atto del contrasto che si è realizzato nelle interpretazioni agli effetti dell’entrata in vigore della legge sull’usura per i contratti bancari, legge n. 108/1996 (nel sito: “Usura sopravvenuta nei contratti bancari”).
Torniamo sul tema per due ragioni: la prima è data dalla pubblicazione dell’ordinanza della 1° sezione della Corte di Cassazione in data 31 gennaio 2017, n. 1, con la quale il tema è stato rimesso al Presidente per l’eventuale inoltro alle Sezioni Unite; la seconda per avere trattato puntualmente il tema della natura dei mutui che vanno o meno ricompresi nel regime di soggezione all’usura. Trattiamo prima questo punto in quanto è poi il presupposto per dire dell’altro.
La Corte affronta nel merito il punto se i mutui oggetto di giudizio avessero o meno natura fondiaria facendo da ciò discendere l’applicabilità della normativa antiusura.
Con frequenza la giurisprudenza si limitava ad un criterio “meramente nominalistico” facendo poi discendere l’inapplicabilità della normativa sull’usura per questi tipi di contratti. Invece la Corte ritiene che sono intervenuti provvedimenti che hanno mutato il quadro sottoponendo anche i contratti di mutuo fondiario al divieto di anatocismo.
La deroga antecedente era contenuta nell’art. 14 del D.Pr. 21 luglio 1976 che disponeva la perentorietà dei termini e la possibilità che modifiche fossero apportate alla misura degli interessi di mora solamente in forza di D.M. del Ministro del Tesoro.
La disposizione non è più vigente in quanto il finanziamento per le operazioni di credito fondiario non ha più la provvista attraverso l’emissione di cartelle fondiarie e la struttura del finanziamento è cambiata e quindi è soggetta al divieto di anatocismo (“..gli interessi corrisposti.. non costituivano il godimento di un capitale fornito dalla banca, ma il mezzo per consentire alla stessa di fare fronte all’uguale importo di interessi passivi dovuti ai portatori di cartelle fondiarie).
Si è realizzata una trasformazione del credito fondiario in un contratto di finanziamento a medio e lungo termine garantito da ipoteca che comporta le limitazioni di cui all’art. 1283 cod. civ..
L’applicazione dell’art. 14 non autorizza a ritenere che limitatamente ai contratti di mutuo fondiario si possa eludere il divieto di applicazione di interessi usurai in ordine agli interessi corrispettivi dovuti in virtù dell’accensione di un mutuo e il sistema antiusura va ritenuto che abbia un’applicazione generale e non regge alcuna deroga interpretativa senza una espressa disposizione normativa.
Posta quindi l’applicabilità della disciplina antiusura anche a questi contratti, si pone il tema dell’anteriorità all’entrata in vigore delle Legge n. 108/1996 per i contratti che hanno avuto vigenza anche successivamente ad essa.
La Corte osserva che anche dopo l’intervento legislativo d’interpretazione autentica e l’avallo della Corte Costituzionale, dato dalla sentenza della Corte Cost. n. 29/2002, gli orientamenti giurisprudenziali manifestano un chiaro contrasto. Una delle tesi interpretative esclude che il superamento del tasso soglia degli interessi corrispettivi originariamente convenuti in modo legittimo senza oltrepassare il limite dell’usurarietà, in corso di esecuzione del rapporto possa determinarne ex art. 1339 e 1418 cod. civ. la riconduzione entro il predetto tasso soglia stabilito dalla legge così come integrata dal D.M. periodicamente emanati al riguardo.
Viene attribuito rilievo a questo orientamento per il dato testuale dell’art. 1 del D.L. n. 394 del 2000 ed in particolare la locuzione «indipendentemente dal loro pagamento». La legittimità iniziale del tasso convenzionalmente pattuito spiega la sua efficacia per tutta la durata del contratto nonostante l’eventuale sopravvenuta disposizione imperativa che per una frazione o per tutta la durata del contratto successiva al suo sorgere ne rilevi la natura usuraria a partire da quel momento in poi. L’orientamento, formatosi su casi consistenti in contratti stipulati prima dell’entrata in vigore della Legge n. 108/1996 ha trovato conferma nella sentenza 29 gennaio 2016 n. 801.
Altro orientamento, confermato dalla pronuncia 17 agosto 2016, n. 17150, asserisce: “Le norme che prevedono la nullità dei patti contrattuali che determinano la misura degli interessi in tassi così elevati da raggiungere la soglia dell’usura (introdotte con l’art. 4 della 1. n. 108 del 1996), pur non essendo retroattive, comportano l’inefficacia «ex nunc» delle clausole dei contratti conclusi prima della loro entrata in vigore sulla base del semplice rilievo, operabile anche d’ufficio dal giudice, che il rapporto giuridico, a tale momento, non si era ancora esaurito”».
Restiamo ora in attesa dell’espressione della nomofilachia della Corte per avere per certa l’interpretazione da seguire.