Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
1 marzo 2016

Tutela del patrimonio e atti con finalità elusive

Di cosa si tratta

Una recente sentenza pone il tema della responsabilità del professionista (nel caso il notaio) nel compiere atti che possano arrecare pregiudizio alle pretese erariali.
Con gli articoli nel sito, nei quali si illustra come si possa pensare di tutelare il soggetto da evenienze realizzando una protezione patrimoniale, non intendiamo certo pensare di suggerire l’elusione o l’evasione fiscale, ma essenzialmente pensiamo a quanto in via preventiva possa correttamente essere fatto per limitare gli effetti di atti che possano comportare risultati negativi al patrimonio.
Quante volte le più varie qualità di professionisti (avvocati, commercialisti, notai, consulenti in generale) devono rappresentare che certe iniziative non si possono coltivare.
Non è un “disegno criminale” prendere in considerazione gli interessi della famiglia suggerendo di ricorrere ad un trust o un fondo patrimoniale; certamente se l’atto interviene in un momento nel quale non lo si dovrebbe fare, ci sono strumenti per farne cessare o limitare l’efficacia.
Non era questo il caso della sentenza Cass. civ., Sez. II, sentenza 29 gennaio 2016, n. 1716 pronunziata per il comportamento di un notaio che si era prestato alla stipula del contratto costitutivo di fondo patrimoniale, vietato dall’art. 334 del codice penale, in quanto aveva per oggetto, tra gli altri, beni immobili sottoposti a sequestro preventivo penale. Aveva inoltre rogato i contratti di rendita vitalizia e di istituzione di un trust, ponendo in essere le finalità criminose sanzionate dall’art. 11 del Dlgs 74/2000, in quanto tali atti erano finalizzati a rendere meno efficace la riscossione coattiva delle imposte.
Pensare alla tutela del proprio patrimonio è un concetto corretto quanto vale l’opposto quando il fine perseguito non è lecito; questo vale al presente per la condizione esistente, ma anche quando la preordinazione è in funzione di fini illeciti.
L’obbligo di rogare un atto posto a carico del notaio dall’art 27, Legge Notarile va coordinato con l’obbligo di rifiutarsi di compiere l’incarico ricevuto (art 28 L.N.) nei casi in cui l’atto porti alla stipula di atti contrari a norme imperative, per la peculiare funzione della figura del notaio, come figura professionale preposta alla tutela delle transazioni commerciali, tanto a favore degli interessi delle parti, quanto a garanzia di un generale interesse della collettività.
E’ questo il caso della sentenza nella quale la Corte di Cassazione ha stabilito che sono da considerarsi nulli quegli atti che sono stati stipulati dal cliente con finalità elusive a danno degli organi preposti alla riscossione, anche se tali atti, singolarmente considerati, non presentano alcun carattere di invalidità. Gli atti di costituzione di fondo patrimoniale, di costituzione di trust e di costituzione di rendita vitalizia erano stati conclusi con un intento frodatorio, volto alla sottrazione dei beni dalle pretese creditorie (in violazione dell’art 11, d.lgs 74/2011).
Nell’ambito della considerazione della tutela patrimoniale non rientrano mai atti che abbiano fini diversi ed aggiuntivi da quelli apparenti.
La sentenza richiamata attribuisce particolare rigore del trattamento da riservare a quella condotta professionale che per la condizione dei beni il funzionario non poteva non sapere di concorrere ad operazioni a fini non leciti.
La tutela degli interessi collettivi impone a nostro avviso a tutte le categorie professionali di rappresentare con chiarezza il lecito che può essere tutelato e l’illecito che non può essere perseguito e neppure favorito.

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