Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
8 settembre 2014

Il trust interno autodichiarato è valido se rispetta i requisiti della convenzione Aja

Di cosa si tratta

La recente pronuncia della Corte d’Appello di Venezia, sezione 3°, in data 20 luglio 2014 va a convalidare l’orientamento che sta prevalendo che ritiene ammissibile il trust interno autodichiarato con il quale il disponente si nomina trustee dei beni conferiti al trust.
Per la validità di questo tipo di trust e per la trascrivibilità sui beni immobili è necessario il solo rispetto dei requisiti imposti dalla Convenzione dell’Aja all’art. 12 e cioè l’esistenza di un atto tra vivi o mortis causa, che attui il trasferimento o la disponibilità e controllo dei beni al trustee nell’interesse del beneficiato o per un fine specifico; la segregazione dei beni rispetto al patrimonio e la loro intestazione ad esso; l’indicazione dei poteri dell’amministratore, la gestione e la disposizione in capo a quest’ultimo; la risultanza del trust da atto scritto ed il carattere volontario della sua costituzione; la sottoposizione della regolamentazione del trust ad una legge che ne contempli l’istituzione.
Condividendo quanto esposto dalla sentenza, ricordiamo come l’ordinamento si sia evoluto in materia di vincoli di destinazione dei beni ad uno scopo; oltre al fondo patrimoniale, che dà ai coniugi la facoltà di inserirvi i beni, dei quali conservano la proprietà, con la specifica destinazione di contribuire ai bisogni della famiglia, opponibile a terzi e creditori; i patrimoni separati che le società a norma dell’art. 2447 cod. civ. possono istituire preservando i beni dagli attacchi dei creditori della società, dandogli una specifica destinazione e la nuova disposizione data dall’art. 2645-ter cod. civ., che prevede la trascrizione e l’opponibilità ad atti o contratti con i quali immobili e mobili registrati sono destinati alla realizzazione dei più vari interessi meritevoli di tutela ai sensi dell’art. 1322, comma 2°, cod. civ. con il solo limite della liceità degli scopi perseguiti.
È proprio questa norma che rende possibile nel nostro ordinamento attribuire rilevanza ed efficacia ai più vari vincoli di destinazione senza pretendere che gli interessi sottesi siano già selezionati dall’ordinamento come meritevoli di riconoscimento da una norma concreta, e comunque anche in assenza di atti traslativi dei beni stessi (sul tema nel sito: “Vincolo di destinazione: la invalidità in caso di auto-destinazione”).
L’ammissibilità e la trascrivibilità sono state dichiarate anche quando non si sia in presenza di un trasferimento intervenendo l’atto tra il disponente e la stessa persona però in veste di trustee; la trascrivibilità non contrasta peraltro con norma alcuna del nostro ordinamento. Infatti la Convenzione non lo circoscrive ad atti esclusivamente traslativi dei beni che vengono assoggettati al vincolo e, quando ricorra la meritevolezza, il trust è valido.