Il controllo sull’amministrazione da parte del socio nelle s.r.l..

a cura di Avv. Alberto Agnelli
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Di cosa si tratta

Un argomento di sicuro interesse, in ambito di società a responsabilità limitata, è quello relativo ai diritti di controllo e accesso alla documentazione amministrativa della società da parte del socio che non partecipi all’amministrazione della società.
La norma in esame (art. 2476, comma II, c.c.) non risulta essere adeguatamente conosciuta, nonostante presenti risvolti pratici assai rilevanti nell’ambito della conduzione della società, del controllo esercitato su chi la amministra e dei rapporti tra soci di maggioranza e minoranza.
La norma, rubricata “Responsabilità degli amministratori e controllo dei soci”, prevede al secondo comma che “i soci che non partecipano all’amministrazione hanno diritto di avere dagli amministratori notizie sullo svolgimento degli affari sociali e di consultare, anche tramite professionisti di loro fiducia, i libri sociali ed i documenti relativi all’amministrazione”.
Per comprendere la portata della norma, introdotta dalla riforma in materia di società di capitali, occorre rilevare che le pronunce giurisprudenziali sul punto sono ancora piuttosto limitate. E ciò anche perché i procedimenti promossi in materia spesso trovano una soluzione anticipata rispetto alla decisione del giudice, come anche si è verificato in alcuni casi trattati dallo Studio, ove il socio ha ottenuto, in corso di causa, la possibilità di consultazione prima negata.
In ogni caso, la norma è di per sé chiara e, infatti, le pronunce dei giudici ne hanno confermato fin qui la portata.
In particolare si è precisato che l’art. 2476, 2° comma, c.c. attribuisce al socio non partecipante all’amministrazione, in virtù della sola qualifica di socio, un ampio potere di controllo, riguardante non soltanto i libri sociali, ma tutti i documenti e le scritture contabili, i documenti fiscali e commerciali riguardanti singoli affari. Infatti, il riferimento della norma ai “documenti relativi all’amministrazione” comprende ogni documento concernente la gestione della società e non consente letture riduttive volte a distinguere, ad esempio, la documentazione amministrativo-contabile da quella più strettamente commerciale, alla quale si può ugualmente avere accesso.
Il legislatore ha introdotto un penetrante controllo del singolo socio, sul presupposto che il socio non debba più essere considerato alla stregua di un terzo contro il quale far valere la riservatezza della società, bensì quale soggetto “intraneo”, di modo che il diritto di controllo riconosciutogli deve essere correlativamente penetrante ed adeguato.
Il diritto del socio, che non partecipa all’amministrazione della società, di essere adeguatamente informato e di consultare i documenti amministrativi viene considerato un cosiddetto “diritto potestativo”, in quanto l’esercizio di questo diritto non ha alcun limite e non è subordinato alla ricorrenza di interessi ed esigenze particolari. Tale potere è infatti volto a garantire al socio la possibilità di monitorare l’attività posta in essere dagli amministratori.
A fronte di questo diritto del socio non amministratore, si determina uno stato di soggezione del destinatario (ovvero la società, da intendersi anche, in senso lato, gli amministratori o comunque chi “controlla” la società), che non può sollevare alcuna contestazione al riguardo, che non sia quella relativa alla titolarità della posizione di socio.
La norma prevede quindi un potere efficace a favore del socio, che prescinde dalla sua posizione qualificata o meno nel capitale: anche il socio di minoranza e con una quota minima ha il diritto di accesso a tutti i documenti relativi all’amministrazione. L’accesso inoltre può essere eseguito anche tramite professionisti di fiducia, consulenti del socio in possesso di specifiche competenze tecniche.
Nonostante la norma sia finalizzata a garantire il controllo sul buon andamento della società a garanzia del socio non amministratore, il potere di consultazione può, in alcuni casi, rappresentare anche una minaccia per la società, in quanto potrebbe indurre a comportamenti illegittimi il socio, agevolato dalla conoscenza di informazioni interne riservate; in questi casi, la giurisprudenza ritiene di individuare l’unico limite al diritto del socio, ovvero quando il potere sia esercitato al mero fine di esporre ad un pregiudizio la società o di esercitare un’attività di concorrenza sleale a danno della società.
Sul piano della tutela del socio, è ammessa la possibilità di far valere in via cautelare d’urgenza il diritto di accesso, nel caso in cui la società rifiuti di mettere a disposizione i documenti relativi all’amministrazione: infatti si è rilevato che la natura potestativa del diritto comporta che l’eventuale impedimento al suo esercizio determina di per sé una situazione di pregiudizio irreparabile, che giustifica il ricorso al giudice per la tutela immediata.
Il requisito dell’urgenza deve tuttavia essere commisurato all’entità ed alla qualità dei documenti che non sono messi a disposizione: cosi, se è vero che non sussiste urgenza quando non sono resi disponibili documenti di secondaria o minima importanza, la negata esibizione di ampia parte della documentazione contabile e commerciale è di per sé giustificativo dell’urgenza.

(redatto in data 25 gennaio 2007)


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