Diritto fallimentare: la nuova revocatoria fallimentare.



 

      La legge n. 80/2005, che ha convertito e modificato il decreto-legge n. 35/2005 e ha modificato il concordato preventivo, ha cambiato la disciplina dell’azione revocatoria fallimentare.
Come è noto, l’azione revocatoria è quell’operazione che è volta a ripristinare l’equilibrio nell’ultimo periodo dell’attività dell’impresa prima del fallimento, tendendo a recuperare somme uscite pregiudicando il pari diritto di altri creditori di essere pagati in eguale misura a parità di titolo.
      La riforma si caratterizza per la novità dell’espressa enunciazione di situazioni non revocabili, che non esisteva nel testo dell’art. 67 legge fall. e dal dimezzamento dei termini, a ritroso dalla data di fallimento, entro cui talune operazioni possono essere oggetto di revocatoria, termini che passano da un anno a sei mesi e da due anni ad un anno. Se la seconda parte è la più nota, la prima è forse la più significativa.
      Al primo comma, n.ro 1) dell’art. 67 è ora previsto che, salvo che si provi la non conoscenza dello stato di insolvenza, sono revocati gli atti a titolo oneroso compiuti nell’anno antecedente la dichiarazione di fallimento quando le prestazioni eseguite o le obbligazioni assunte dal fallito sorpassano di oltre un quarto ciò che a lui è stato dato o promesso. L’avere determinato in modo rigido il limite comporta che chi abbia conoscenza dello stato di insolvenza e per esempio operi con prezzi certi e fissi, possa stare nei limiti evitando la revocatoria.
      Sono oggetto di sola modificazione del termine per esperire l’azione, che è di un anno, le ipotesi ai numeri 2, 3 e 4 e cioé: 2) gli atti estintivi di debiti pecuniari scaduti ed esigibili, non effettuati con danaro o con altri mezzi normali di pagamento; 3) i pegni, le anticresi e le ipoteche volontarie costituiti nell'anno anteriore per debiti preesistenti non scaduti; 4) i pegni, le anticresi e le ipoteche giudiziali o volontarie costituiti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione per debiti scaduti.
      Simile al vecchio secondo comma dell’art. 67 è il nuovo che prevede che sono revocati, alla conoscenza dello stato d'insolvenza del debitore, i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili, gli atti a titolo oneroso e quelli costitutivi di un diritto di prelazione per debiti, anche di terzi, contestualmente creati, se compiuti entro sei mesi anteriori alla dichiarazione di fallimento. Con questa previsione si è limitata la discrezionalità di valutazione che portava alle ipotesi di esenzione elaborate dalla giurisprudenza, la cui ammissibilità attuale diventa discutibile.
      Di questa prima parte di riforma si può dire che il mero accorciamento dei termini è divenuto solo un pregiudizio; l’accorciamento avrebbe avuto un senso in un sistema che consente uno stato di allerta sulla condizione dell’imprenditore che va male, ma senza di questo diventa un privilegio che qualcuno acquisisce se appena vi sono delle lentezze nel pervenire alla dichiarazione di fallimento.
      L’altro rilievo è il difetto di una regolamentazione dei termini che sia diversa per le operazioni infragruppo, che prevedono un termine di 5 anni nella Legge 270/99; una regolamentazione in parte la si trova nella riforma societaria agli artt. 2467 e 2497 cod. civ., ma sarebbe stato più logico operare una considerazione unitaria nella sede propria, che è la legge fallimentare.
      All’art. 70 è ora previsto che, qualora la revoca abbia ad oggetto atti estintivi di rapporti continuativi o reiterati, che dovremmo ritenere essere le rimesse in conto corrente, il terzo deve restituire una somma pari alla differenza tra l’ammontare massimo raggiunto dalle sue pretese, nel periodo per il quale è provata la conoscenza dello stato d'insolvenza, e l'ammontare residuo, alla data in cui si è aperto il concorso. Resta salvo il diritto del convenuto d’insinuare al passivo un credito d'importo corrispondente a quanto restituito. Sarebbe il recupero della teoria del massimo scoperto espressa con molta rigidità e non considerando all’interno dell’attività la natura delle operazioni compiute.
      Da ultimo consideriamo i c.d. esoneri, rappresentati da:

  1. i pagamenti di beni e servizi effettuati nell’esercizio dell’attività d'impresa nei termini d’uso; questo caso porrà il problema di cosa e quando si intenda ricorrere nell’ipotesi;
  2. le rimesse effettuate su un conto corrente bancario, purché non abbiano ridotto in maniera consistente e durevole l'esposizione debitoria del fallito nei confronti della banca; sarà da verificare l’interpretazione del significato dell’esposizione debitoria, come anche del consistente e durevole; la disposizione va comunque coordinata con l’art. 70;
  3. le vendite a giusto prezzo degli immobili ad uso abitativo, destinati a costituire l'abitazione principale dell'acquirente o di suoi parenti e affini entro il terzo grado; la disposizione sarebbe stata da vedere con linearità con la legge 210/2004, che prevede l’apposita tutela degli acquirenti degli immobili da costruire;
  4. gli atti, i pagamenti e le garanzie concesse su beni del debitore purché posti in essere in esecuzione di un piano che appaia idoneo a consentire il risanamento della esposizione debitoria dell'impresa e ad assicurare il riequilibrio della sua situazione finanziaria e la cui ragionevolezza sia attestata ai sensi dell'articolo 2501-bis, quarto comma, del codice civile; la disposizione in un sistema complessivamente non garantito, dà invece stabilità a quanto già fatto nel tentare di sanare una posizione difficile; è volta quindi a dare tranquillità a coloro che operino a favore del tentare di portare avanti una procedura di risanamento;
  5. gli atti, i pagamenti e le garanzie posti in essere in esecuzione del concordato preventivo, dell'amministrazione controllata, nonché dell'accordo omologato ai sensi dell'articolo 182-bis; posto che presuppone l’insuccesso della procedura antecedente esperita, l’esistenza di questa esenzione tranquillizza le operazioni che nel suo contesto siano compiute;
  6. i pagamenti dei corrispettivi per prestazioni di lavoro effettuate da dipendenti ed altri collaboratori, anche non subordinati, del fallito; rappresenta una novità dal momento che a tale risultato si perveniva in quanto i creditori di pari grado fossero analogamente soddisfatti;
  7. i pagamenti di debiti liquidi ed esigibili eseguiti alla scadenza per ottenere la prestazione di servizi strumentali all'accesso alle procedure concorsuali di amministrazione controllata e di concordato preventivo; si potrebbe criticare la non comprensione anche della procedura fallimentare.

(redatto in data 16 gennaio 2006)


2006 Quagliarella & Associati  |   Informativa sulla privacy