Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
8 settembre 2014

Il recupero dei contributi versati all’Enasarco

Di cosa si tratta

Varie ragioni possono avere portato operatori commerciali a versare dei contributi all’Enasarco e a volte il rapporto non è poi proseguito sino a portare alla pensione.
Questo fatto dà evidenza a due punti: il recupero di quanto versato oppure la volontà di congiungere quanto versato a quanto si è contribuito ad altra forma di previdenza.
Pare che nessuno si dia carico di fornire risposte chiare.
Quanto alla ricongiunzione la risposta che viene data è che non sia possibile la “congiunzione” previdenziale perché si tratta di due istituti, entrambi obbligatori, che hanno origine e finalità diverse.
Il tema dell’unificazione delle due previdenze entrambe obbligatorie, Enasarco e Inps, è l’unica soluzione logica a livello di sistema previdenziale. La stessa situazione di difficoltà di Enasarco dovrebbe indurre a rimuovere questa anomalia di sistema con l’eliminazione dell’Ente per inutilità e rappresenta una doppia contribuzione obbligatoria che contrasta con la natura e la disciplina del sistema pensionistico integrativo, che per tutte le altre categorie è volontario, a differenza di quanto avviene per la previdenza Enasarco.
La natura della forma previdenziale è affermata dall’articolo 18 comma 13 della legge n. 111 del 2011 ove si ribadisce che: «Con specifico riferimento all’Ente nazionale di assistenza per gli agenti e rappresentanti di commercio (Enasarco) compreso tra gli enti di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994, n. 509, si conferma che la relativa copertura contributiva ha natura integrativa, rispetto a quella istituita dalla legge 22 luglio 1966, n. 613, come previsto dall’articolo 2 della legge 2 febbraio 1973, n. 12».
La fondazione Enasarco rientra nella tipologia di enti di cui al D.Lgs. 30 giugno 1994 n. 509, ma è l’unica tipologia di ente, nell’ordinamento pensionistico italiano con copertura contributiva di natura integrativa, che preveda la contribuzione obbligatoria e costringa gli iscritti ad essere obbligati a versare anche all’Inps che eroga prestazioni previdenziali alla stessa stregua di qualsiasi altro fondo di previdenza di base, pubblico o privato.
A differenza degli altri lavoratori iscritti a un fondo di previdenza obbligatoria, agli iscritti Enasarco, è preclusa la totalizzazione, nonostante lo stesso ente rientri fra i soggetti di cui al decreto legislativo n. 509 del 1994, in quanto come precisa il ministero del lavoro e delle politiche sociali (direttiva del 2 marzo 2006): “per gli agenti di commercio la totalizzazione dei periodi contributivi versati all’Enasarco e all’Inps, in concreto non trova applicazione”. Infatti, scopo della totalizzazione è coprire periodi di contribuzione diversi per i quali siano stati versati contributi previdenziali a Enti gestori diversi.
Per l’agente di commercio è invece contemporaneo l’obbligo d’iscrizione e di versamento dei contributi previdenziali, sia verso la gestione commercianti dell’Inps, sia verso la Fondazione Enasarco. In questo modo non sorge la possibilità di utilizzare la totalizzazione. Nel caso invece che (per motivi che appaiono comunque di difficile realizzazione) una delle due contribuzioni (Inps o Enasarco) non sia stata versata, la disciplina della totalizzazione può trovare applicazione.
L’articolo 36 del regolamento della fondazione Enasarco prevede la restituzione del 30 per cento dei contributi versati solo nel caso di cambio di attività e di trasferimento ad altro fondo previdenziale integrativo obbligatorio, ma questa tipologia di fondi non esiste nel nostro ordinamento pensionistico, né sono in vista riforme in tal senso.
Allo stato, quindi, un agente di commercio in caso di cessazione dell’attività prima di aver raggiunto i 20 anni di versamenti all’Enasarco per non perdere contributi (versati obbligatoriamente) non ha altra scelta che proseguire con i versamenti volontari, ma se non ha i requisiti per accedere alla contribuzione volontaria (sette anni di anzianità maturati) o non ha la convenienza perché in età avanzata, le somme depositate presso l’Enasarco sono perse.
La Fondazione ha introdotto la soluzione, adottata dal nuovo Regolamento in vigore dal 1° gennaio 2012, di garantire la totalizzazione solo per chi diverrà agente di commercio a partire da tale data, negando un diritto a chi svolge tutt’ora l’attività di agente, ma che forse nel futuro per motivi anagrafici o altro non arriverà ai requisiti minimi richiesti, o a chi l’abbia svolta comunque per diversi anni. Una discriminazione iniqua che presenta profili di incostituzionalità.