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8 dicembre 2017

Mancanza dell’ordine di acquisto di titoli e obblighi informativi dell’intermediario

Quale è la diversa rilevanza da considerare come prevalente nell’inadempimento di un istituto di credito nell’operare l’acquisto di titoli per conto del cliente senza autorizzazione scritta o comprovata da documento equivalente (registrazione telefonica) e considerare questo comportamento come rientrante nel più generale dovere di rispettare gli obblighi informativi; rileva maggiormente il comportamento non diligente o la garanzia della informazione.
Sembrerebbe quello illustrato un tema teorico e proprio dei tecnici che operano in sede giudiziale, ma invece è tema che va rappresentato per capire la condotta degli istituti di credito e reagire nel momento nel quale un comportamento venga in concreto adottato e sia in quel momento prevalente per determinare le scelte che ne derivano.
Ci saremmo aspettati che la Cassazione individuasse nel caso di acquisto di titoli senza il consenso del cliente questa condotta come fonte di una responsabilità per gli effetti che ne fossero derivati (Cassazione 9 agosto 2017, n. 19750).
Invece la Corte ha ritenuto che, muovendo dallo ”effettivo tenore della domanda introdotta dagli attori”, che avevano chiesto l’annullamento dell’acquisto “per violazione degli obblighi informativi”, fosse questa violazione quella che comportava l’annullamento dell’ordine perché “la responsabilità dell’intermediario fosse più generalmente accertata per non avere svolto con la dovuta correttezza, diligenza e regolarità anche in violazione di specifiche norme e propri obblighi di legge l’incarico da lui assunto”.
La spiegazione di questa conclusione va trovata nel presupposto dalla Corte individuato in altro principio, cioè in quello che il giudice è il conoscitore della legge e può, senza incorrere in vizi di ultra o extra petizione, assegnare “una diversa qualificazione giuridica ai fatti e ai rapporti dedotti in lite” e “rientra nei suoi poteri ricercare le norme giuridiche applicabili alla concreta fattispecie sottoposta al suo esame e porre a fondamento della sua decisione principi di diritto diversi da quelli richiamati dalle parti”.
Per quanto illustrato i giudici del merito che hanno trattato la vicenda vanno esenti da censure in quanto, in relazione all’operazione, hanno ritenuto di dichiarare la responsabilità dell’intermediario in relazione all’operazione consistente nell’acquisto di titoli per violazione degli obblighi informativi, “applicando norme ritenute congrue rispetto alla ricostruzione della vicenda fattuale operata”.
Quindi alla violazione di questi obblighi informativi si riconduce la considerazione prevalente.
Riteniamo di aggiungere che questo non è senza effetto sul piano probatorio. Nel giudizio di accertamento della violazione degli obblighi informativi non è l’intermediario a dovere provare la violazione, dimostrazione della quale resta gravato il cliente, mentre al disconoscimento dell’esistenza di un ordine di acquisto sarà l’istituto di credito a dovere provare il contrario

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