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9 marzo 2017

Le precarietà dell’Euribor

Lo strumento Euribor sta attraversando un momento di notevole precarietà a seguito delle vicende che abbiamo già rappresentato (nel sito: “Euribor alterato: le restituzioni dalle banche”), ma la precarietà è intrinseca quando la funzione e l’impiego cambiano come il consolidato ricorso alla sua misura per determinare nel tempo le variazioni del costo del denaro da applicare ai mutui a tasso variabile.
Ad uno spread originario corretto e modesto, l’aggiungersi dell’elemento integrativo dell’aggiornamento del valore pone problematiche di due tipi: quello dell’andamento ascensionale, che in eccesso può portare all’usura (nel sito v. “Usura sopravvenuta nei contratti bancari“) e quello discensionale, che può portare invece ad un correttivo negativo (nel sito: “La “floor clause””).
In questo momento nel quale la giurisprudenza è oscillante gli istituti di credito non possono che pensare che sia necessario prevenire i problemi richiamati i cui effetti potrebbero essere di grande pregiudizio.
Il fatto che per anni alcuni istituti europei abbiano “manipolato” la quantificazione dell’Euribor e l’altro elemento per il quale nel contratto la banca punta a garantirsi degli aggiustamenti pone gli operatori in difficoltà volendo operare nel senso di integrare il risultato dello spread con le quantificazioni che si operano per l’Euribor.
Con tassi Euribor bassi si può anche arrivare a risultati negativi e allora si aprono le problematiche di cosa fare.
Un rimedio già usato è il considerare l’Euribor nella misura di “zero”, ma una applicazione di questo tipo pone il problema di supportare tale accordo, che dovrà almeno avere avuto una previsione contrattuale. Durate il corso del contratto non si può ritenere che l’istituto possa unilateralmente intervenire facendo ricorso allo ius variandi, che certamente nei contratti a tempo determinato non opera.
Sui mutui un richiamo è già stato compiuto da Bankitalia alle banche: se i tassi di riferimento sono negativi, lo spread concordato con il cliente deve partire dal valore negativo e non da zero e le banche devono restituire quanto pagato in più dai mutuatari, a meno che il “floor” non fosse stato previsto nel contratto iniziale.
Ma siamo sicuri che avendo contemplato questa previsione in questo modo la pattuizione sia valida? L’Euribor è intrinsecamente dinamico e rappresenta un rischio sia per la banca che per il cliente nel senso che le due diverse direzioni in su ed in giù producono effetti diversi e hanno comunque anche un’altra soglia da rispettare che è il limite del tasso usuraio.
Se consideriamo sviluppi massimi nelle due direzioni in ogni caso l’ordinamento dà un limite alle utilità che si vogliono trarre stabilendo all’interno del territorio nazionale la misura dei tassi massimi, ricordando in ogni caso che le banche dovranno astenersi dall’applicare di fatto clausole di “tasso minimo” (“floor clause”) non pubblicizzate e non incluse nella pertinente documentazione di trasparenza e nella modulistica contrattuale.
Dunque il valore dovuto «tempo per tempo» è quello che parte dal valore del parametro di indicizzazione (anche negativo) più lo spread, a meno che la soglia minima per il tasso non fosse stata inserita nel contratto e illustrata ai clienti.
In sintesi gli intermediari non possono aggiustarsela con la soglia “zero” se non era stata sottoscritta dal cliente adeguatamente informato, e sono tenuti a restituire quanto pagato in più per pratiche non conformi alle indicazioni di Banca d’Italia.
Se è vero che già la banca dovrebbe farlo, il mutuatario in ogni caso dovrebbe controllare la propria situazione ed attivarsi per ottenere la restituzione nel caso ne abbia diritto.
In fatto ora le banche stanno applicando sui mutui a tasso fisso degli spread più bassi rispetto agli spread applicati sui mutui a tasso variabile perché il mutuo a tasso fisso è tecnicamente più rischioso per le banche come prodotto e per coprirsi dal rischio futuro di fluttazione dei tassi le banche si coprono acquistando un derivato, evidentemente non ritengono che nei prossimi anni i tassi saliranno di molto e con questi l’inflazione (che a quel punto renderebbe molto conveniente il fisso per il debitore ma meno per la banca).

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