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8 novembre 2017

La garanzia decennale per sopravvenienze in caso di cessione di quote sociali

Una recente sentenza del Tribunale di Torino, Sezione specializzata d’impresa, ha affermato che le garanzie prestate in sede di cessione di quote di una società e volte a manlevare l’acquirente in ordine a eventuali sopravvenienze passive possono essere fatte valere nel termine di prescrizione ordinario di 10 anni e non nel termine breve di un anno, previsto per la vendita.
Ci eravamo già occupati del tema in passato, riportando l’orientamento della Corte di Appello di Milano (si veda “Le perdite accertate dopo la cessione di quote di società e le warranties nelle cessioni di azioni o quote”).
Il Tribunale di Torino, riprendendo un principio già affermato dalla Corte di Cassazione nel 2014, ha ritenuto che nell’ipotesi di cessione di quote di società, oggetto della vendita sono le partecipazione sociali e non i beni costituenti il patrimonio sociale.
Pertanto le clausole dell’atto di cessione che contengono le cd. legal warranties e business warranties, che sono “volte a garantire l’esito economico dell’operazione”, hanno un oggetto diverso dalla garanzia prevista in sede di vendita che si prescrive in un anno dalla consegna ex art. 1495 cod. civ..
Sulla base di questo principio, il Tribunale ha accolto la domanda svolta dall’acquirente delle quote sociali che aveva azionato la clausola contrattuale in virtù della quale i cedenti avrebbero dovuto tenerlo indenne da eventuali sopravvenienze passive, in particolare posizioni debitorie sopravvenute e crediti che avrebbero dovuto essere messi a perdita.
I cedenti si erano difesi invocando l’intervenuta prescrizione dell’azione, essendo orami trascorso oltre un anno dall’avvenuta cessione delle quote. Nel merito avevano inoltre dedotto come l’acquirente fosse ben consapevole della situazione patrimoniale della società, avendo svolto una due diligence preventiva ed essendo state correttamente esposte le voci contestate, considerate come passività sopravvenute, non note all’acquirente.
Il Tribunale ha respinto l’eccezione di intervenuta prescrizione sulla base del principio già richiamato, accertando che l’acquirente aveva tempestivamente denunziato l’emergere delle sopravvenienze nel termine previsto contrattualmente (ma solo ai fini della decadenza), avendo poi tutto il diritto di azionare in giudizio le garanzie nel termine lungo decennale.
Anche nel merito il Tribunale accertava le ragioni dell’acquirente in particolare affermando che “l’operatività della garanzia non è di per sé esclusa dallo svolgimento della due diligence, poiché non vi è alcuna previsione in tal senso nell’art. 7 del contratto del 23/10/2013, né vi è incompatibilità tra l’obbligazione in esame e lo svolgimento da parte dell’acquirente di controlli sulla situazione patrimoniale della società”.
In merito all’esposizione delle passività contestate nella lettera di intenti che era stata sottoscritta dalle parti in funzione della successiva cessione di quote, il Tribunale ha rilevato che la locuzione “crediti in via di definizione e/o recupero” non è idonea a dimostrare la pregressa conoscenza delle situazioni contestate, che hanno poi portato alla relativa svalutazione dei crediti, con conseguente emergere di sopravvenienze passive.