12 maggio 2017

La Corte di Giustizia si pronuncia sulla portata del principio del ne bis in idem in materia di IVA

Con la sentenza del 5 aprile 2017, resa nelle cause riunite C‑217/15 e C‑350/15, la Corte di Giustizia si pronuncia sulla portata del principio del ne bis in idem in materia di IVA, principio in base al quale nessuno può essere giudicato o punito due volte per lo stesso fatto.
I giudici hanno confermato l’applicabilità del principio in ambito Iva per una situazione dove, dopo avere accertato l’evasione di Iva dovuta in base alla dichiarazione annuale entro i termini previsti dalla legge ed applicato le sanzioni ad una società dotata di personalità giuridica con una sanzione tributaria definitiva, per il medesimo fatto, era poi stato avviato un procedimento penale nei confronti del legale rappresentante della società.
Il fatto giudicato nel processo penale era stato avviato dopo la denuncia dell’Amministrazione finanziaria che aveva proceduto all’accertamento del debito tributario e alla irrogazione della sanzione nella misura del 30% per cento dell’importo dovuto a titolo di Iva.
L’autorità giudiziaria aveva sospeso i procedimenti penali e chiesto alla Corte di giustizia di chiarire se ai sensi degli art. 4 del protocollo n. 7 alla CEDU e 50 della Carta, che sanciscono il principio del ne bis in idem, sia conforme al diritto dell’Unione la disposizione di cui all’art. 10 ter del decreto legislativo n. 74/2000 nella parte in cui consente di procedere alla valutazione della responsabilità penale di un soggetto il quale, per lo stesso fatto (omissione del versamento dell’Iva), sia già stato destinatario di un accertamento definitivo da parte dell’Amministrazione finanziaria dello Stato, con irrogazione di una sanzione amministrativa.
I Giudici europei hanno affermato la compatibilità della normativa nazionale. Secondo la Corte, infatti, l’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea deve essere interpretato nel senso che consente di avviare procedimenti penali per omesso versamento dell’imposta sul valore aggiunto dopo l’irrogazione di una sanzione tributaria definitiva per i medesimi fatti, qualora tale sanzione sia stata inflitta ad una società dotata di personalità giuridica, mentre detti procedimenti penali sono stati avviati nei confronti di una persona fisica.
Il processo argomentativo della Corte si fonda unicamente sulla Carta dei diritti fondamentali dell’Ue che ai sensi dell’art. 6 del TFUE ha lo stesso valore giuridico dei trattati.
Al fine di risolvere la questione pregiudiziale sottopostale la Corte chiarisce che le sanzioni tributarie ed i procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di Iva e volti ad assicurare la riscossione di tale imposta e ad evitare le evasioni, costituiscono un’attuazione degli art. 2 e 273 della direttiva n. 2006/112, nonché dell’art. 325 TFUE e, quindi, del diritto dell’Unione
Quindi le disposizioni di diritto nazionale che disciplinano procedimenti penali aventi ad oggetto reati in materia di Iva rientrano nell’ambito di applicazione dell’art. 50 della Carta.
La Corte precisa che l’applicazione del principio del ne bis in idem presuppone che sia la stessa persona ad essere oggetto delle sanzioni o dei procedimenti penali avviato per il medesimo fatto. L’interpretazione dell’art. 50 della Carta dei diritti fondamentali Ue è confermata dalle spiegazioni relative alla Carta dei diritti fondamentali, richiamata dalla giurisprudenza consolidata della Ue, secondo cui detto principio non può, in ogni caso, essere violato se non è la stessa persona ad essere stata sanzionata più di una volta per uno stesso comportamento illecito.
Riguardo la fattispecie concreta in esame, nella quale le sanzioni tributarie erano inflitte a due società dotate di personalità giuridica, mentre i procedimenti penali riguardano due persone fisiche, la Corte concludeva che la sanzione tributaria ed i procedimenti penali riguardassero persone distinte.
Manca la condizione per l’applicazione del principio del ne bis in idem secondo il quale deve riguardare la stessa persona che è oggetto delle sanzioni e dei procedimenti penali.
Il fatto di infliggere sia sanzioni tributarie che sanzioni penali non costituisce una violazione del principio del ne bis in idem, anche avuto riguardo all’art. 4 del protocollo n. 7 alla CEDU, qualora le sanzioni di cui trattasi riguardino persone, fisiche o giuridiche, giuridicamente distinte.