28 luglio 2017

Il fondo patrimoniale in sede di esecuzione immobiliare

L’accertamento relativo alla riconducibilità dei debiti alle esigenze della famiglia costituisce un accertamento istituzionale rimesso al giudice di merito quando sia stato costituito un fondo patrimoniale. È solamente il giudice del merito quello che deve valutare l’inerenza del debito ai beni oggetto della costituzione del fondo patrimoniale e quindi il giudice di legittimità (Corte di Cassazione) non può fare oggetto di suo esame la relativa valutazione. Inoltre il debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale ha l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore.
Questi principi sono stati oggetto di una conferma con la recente pronunzia (Cass. Civ., Sez. VI-T, sent. n. 10975 del 5 maggio 2017) ed è centrale verificare se l’obbligazione generatrice della responsabilità per soddisfare le esigenze della famiglia sia o meno riconducibile a tale ambito.
Poiché il fondo patrimoniale serve a proteggere i beni che vi sono sottoposti, però i beni debbono rispondere delle obbligazioni contratte per la finalità.
Il chiarimento ulteriore è legato alla sede della pronunzia, quella tributaria che afferma: «In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria di cui all’art. 77 del d.P.R. n. 602 del 1973 è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità ai bisogni della famiglia, circostanze che non possono ritenersi dimostrate, né escluse,  per il solo fatto dell’insorgenza del debito nell’esercizio dell’impresa», ma anche che « In tema di riscossione coattiva delle imposte, l’iscrizione ipotecaria è ammissibile anche sui beni facenti parte di un fondo patrimoniale alle condizioni indicate dall’art. 170 c.c., sicché è legittima solo se l’obbligazione tributaria sia strumentale ai bisogni della famiglia o se il titolare del credito non ne conosceva l’estraneità a tali bisogni, ma grava sul debitore che intenda avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale l’onere di provare l’estraneità del debito alle esigenze familiari e la consapevolezza del creditore» (ancora recente: Sez. 5, Sentenza n. 22761 del 9 novembre 2016).
Con una argomentazione affatto sommaria la CTR non aveva fatto corretta applicazione di tali principi di diritto, particolarmente sotto il profilo dell’onere probatorio correlativo alla sussistenza o meno del nesso di collegamento tra i debiti tributari ed i “bisogni famigliari”. Peraltro, la Corte anche richiama e dà seguito ad ulteriore giurisprudenza secondo la quale «.. va accertato in punto di fatto se il debito de quo possa dirsi contratto o meno per soddisfare i bisogni della famiglia, considerato che, se è vero che tale finalità non può dirsi sussistente per il solo fatto che il debito sia sorto nell’esercizio dell’impresa, è evidente tuttavia che la richiamata circostanza non è, a contrario, nemmeno idonea ad escludere in via di principio che il debito possa dirsi contratto per soddisfare detti bisogni.
Quanto ai criteri cui l’accertamento deve conformarsi, la giurisprudenza in prevalenza accoglie un parametro negativo, affermando che sono ricompresi nei detti bisogni anche le esigenze volte al pieno mantenimento ed all’armonico sviluppo della famiglia nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzata da interessi meramente speculativi.