Categorie approfondimento: Societario, Approfondimenti Homepage
29 luglio 2017

Diritto dell’accomandante di avere il rendiconto

Con sentenza in data 7 gennaio 2015, n. 130 del Tribunale di Roma, sezione 3°, è offerta una chiara risposta all’esistenza del diritto dell’accomandante di avere il rendiconto dall’accomandatario che ha gestito la società, ma anche di potere disporre di documentazione relativa all’amministrazione della società e tutti i libri contabili nonché un rendiconto relativo alla consistenza ed alle movimentazioni dei beni presenti in magazzino, che il socio accomandatario non aveva mai messo a disposizione.
Nel giudizio l’accomandante chiedeva il deposito del rendiconto annuale relativo agli esercizi sociali degli anni 2006, 2007, 2008, 2009 e 2010, come previsto dall’atto costitutivo della Società e dagli articoli 2261 e 2320 c.c., nonché il deposito di tutti i documenti giustificativi, ivi compreso l’inventario dei beni e conseguentemente adottare nel corso del procedimento tutti i provvedimenti che si rendessero necessari.
Si difendeva l’accomandatario chiedendo di dichiarare nulla la domanda attrice perché generica e lesiva del diritto di difesa, ma soprattutto assumendo che il socio accomandante non ha diritto ad ottenere il rendiconto ex artt. 2261 e 2320 c.c..
Il socio accomandante della Sas allegava che non aveva potuto esercitare, nonostante i numerosi solleciti e le previsioni di statuto (art. 8) e di legge (artt. 2320 e 2261 c.c.), il suo diritto di controllo, attraverso la consultazione dei libri e dei documenti sociali, sulla gestione della società, svolta dal socio accomandatario.
Con atto di diffida stragiudiziale aveva anche invitato il convenuto a porre a disposizione nella sede sociale, tutta la documentazione relativa all’amministrazione della società e tutti i libri contabili nonché un rendiconto relativo alla consistenza ed alle movimentazioni dei beni presenti in magazzino; che il socio accomandatario non aveva fornito alcun rendiconto né i documenti giustificativi, attestanti lo svolgimento delle attività sociali, vanificando così i propri diritti; che, anche al fine dell’eventuale esercizio dell’azione di responsabilità, era suo diritto esperire l’azione ex artt. 263 e ss c.p.c..
Si costituiva in giudizio il convenuto, il quale concludeva per il rigetto della domanda attrice. Il convenuto allegava che l’attore aveva sempre compiuto, sin dalla costituzione della società e a dispetto del divieto di cui all’art. 2320 c.c., attività di gestione della società, incompatibile con la qualifica formale di socio accomandante; che infatti, spendendo il nome della società, aveva intrattenuto direttamente rapporti con banche, commercialisti e clienti, effettuando pagamenti, concludendo contratti ed inviando comunicazioni ai soci per relazionarli sullo stato e sull’andamento della società; che pertanto l’attore aveva piena conoscenza della situazione economica, patrimoniale e contabile della società.
In conclusione l’attore aveva svolto attività gestoria, per cui non aveva diritto di ottenere il rendiconto ex art. 2261 c.c., che in ogni caso aveva in concreto ricevuto i rendiconti sociali, nonché preso visione della relativa documentazione contabile e sociale, senza mai sollevare contestazione con le modalità e nei termini previsti dallo statuto sociale.
Con ordinanza riservata del 5-12 luglio 2012 veniva ordinato al convenuto di rendere il conto della gestione della società per gli anni 2006-2011, con deposito della relativa documentazione e il convenuto dava atto di aver depositato i rendiconti degli anni richiesti, con la precisazione che la voluminosità della documentazione non ne aveva consentito il deposito in cancelleria, ma che era a disposizione per i controlli e l’estrazione di copia presso il commercialista della società.
La domanda è stata accolta in base all’accertamento del diritto di controllo da parte del socio non amministratore e del consequenziale obbligo del socio accomandatario di rendere il conto della gestione alla fine di ogni esercizio sociale, così come imposto, nel caso di specie, dall’art. 8 Statuto e, in generale, dall’art. 2320, 3° co., c.c. a specificazione della previsione di cui all’art. 2261 c.c. (artt. 2293 e 2315 c.c.).
Non è stata ritenuta fondata l’eccezione di inammissibilità della domanda per asserita violazione da parte dell’attore, socio accomandante, del divieto di cui all’art. 2320, 1° comma, c.c., per aver svolto attività di gestione della società, in quanto i dati acquisiti non consentono di ritenere svolta in concreto un’attività incompatibile con la qualifica formale di socio accomandante.
Inoltre lo svolgimento di attività in violazione dell’art. 2320, 1° comma, c.c., comporta le conseguenze di cui alla seconda parte del citato primo comma, ma “… in ogni caso …” (3° comma) il socio accomandante ha diritto alle informazioni ed al controllo sulla gestione in generale.
Visto il contenuto della domanda ed attesa la specificità della disciplina sostanziale societaria rispetto alla generica previsione di cui all’art. 263 c.p.c., si osservava che il rendiconto non può esaurirsi in un mero prospetto delle entrate e delle uscite ovvero nella generica descrizione delle operazioni svolte, dovendo invero essere esposto un quadro generale dell’effettiva situazione patrimoniale, economica e finanziaria della società, da cui si desumano gli utili conseguiti e le perdite subite durante ogni singolo esercizio sociale.
Per il profilo processuale va evidenziato che sono previste regole processuali speciali per la resa del conto ex art. 263 c.p.c., e che cui la procedura speciale deve essere seguita anche in questa fase, nel silenzio della disciplina sostanziale societaria; quindi si deve applicare la disposizione ‘processualistica’ di cui all’art. 263 c.p.c., in relazione alla disciplina sostanziale prevista dall’art. 2261 c.c. per le società semplici ed in particolare dall’art. 2320, 3° co., c.c. per le società in accomandita semplice. Dunque il diritto dell’accomandante alle informazioni, alla comunicazione annuale del bilancio e del conto dei profitti e delle perdite ed alla consultazione, a fini di controllo, dei libri e dei documenti sociali, implica la facoltà di ricorrere alla procedura per il rendimento dei conti, prevista dagli artt. 263 e ss, c.p.c..
Peraltro già con ordinanza riservata il Giudice aveva ordinato la resa del conto relativa alla gestione della società per gli anni chiesti ed il deposito della documentazione giustificativa, ma all’udienza per la discussione del rendiconto, il convenuto aveva dato atto di depositare “ … i rendiconti degli anni precisando che i documenti giustificativi sono così numerosi da non poter essere in questa sede depositati” e li rendeva disponibili per ogni controllo e per estrarne copia.
Ritiene il Giudice che il convenuto con la presentazione dei rendiconti, pur avendo fornito il quadro della situazione patrimoniale, contabile e finanziaria della società, non abbia supportato la comunicazione con l’ostensione della documentazione giustificativa, non potendo invero né la controparte né il Giudice andare alla ricerca della documentazione che, in risposta a richiesta del legale dell’attore, non risulta neanche presente presso lo studio del commercialista, essendo evidente che il Giudice non è stato messo in grado di esaminare la documentazione giustificativa; “in tema di rendimento dei conti, la mancata produzione dei documenti giustificativi, privando di attendibilità il conto, equivale all’omessa presentazione dello stesso, con conseguente impossibilità della sua impugnativa ai sensi dell’art. 264 c.p.c.”(cfr. Cass. n. 25349/09). Di fatto deve ritenersi non presentato il rendiconto in relazione agli anni.
Nell’ipotesi in cui non venga reso il conto finalizzato alla corresponsione degli utili, va ricordato che la giurisprudenza è orientata nel senso di consentire al giudice la più ampia attività istruttoria (Cass. n. 4502/85: “Nel giudizio promosso dal socio di una società di fatto per la determinazione ed il pagamento degli utili a lui spettanti, l’inosservanza della parte convenuta all’ordine di presentazione del rendiconto comporta che la suddetta liquidazione resta necessariamente soggetta ad elementi induttivi e criteri di approssimazione, senza che la parte inadempiente possa avvantaggiarsi della mancanza di specifica documentazione”).
Il rendiconto è stato richiesto per avere informazioni sull’andamento della gestione e per il controllo dell’operato dell’amministratore, mentre non è stata proposta alcuna specifica domanda finalizzata al riconoscimento degli utili, non essendovi nelle conclusioni alcuna domanda di condanna al relativo pagamento. È vero che la domanda di rendimento del conto include la domanda di condanna al pagamento delle somme che risultano dovute, in quanto il rendiconto, ai sensi degli artt. 263, 2° co., e 264, 3° co., c.p.c., è finalizzato proprio all’emissione di titoli di pagamento (cfr. Cass. n. 2148/14), ma dal contesto dell’atto di citazione non risulta individuabile la finalità, avendo invero l’attore fatto riferimento a quella connessa al controllo della gestione e all’eventuale azione di responsabilità anche in relazione alla consistenza del magazzino.
Conclude il giudice che deve essere dichiarato che l’attore ha diritto alla resa del conto della gestione ed è emerso che il convenuto, quale socio accomandatario, non ha reso il conto della gestione della società negli anni; non può invece essere assunta alcun’altra decisione, alla luce del contenuto della domanda attorea per gli utili.