Il procacciatore d’affari.

a cura di Avv. Donato B. Quagliarella

Di cosa si tratta

La figura del procacciatore d’affari è in parte simile a quella dell’agente; svolge un’attività caratterizzata dall’assenza di subordinazione dal soggetto interessato alle vendite ed è volta a promuovere la conclusione di contratti. La figura ha ottenuto nella pratica commerciale un grande successo per la funzione economica che è in grado di svolgere e per i risparmi che consente all’impresa. Se l’agente di commercio è per l’imprenditore meno costoso di un lavoratore subordinato, il procacciatore d’affari costa ancora meno di un agente di commercio e questo spiega il successo che ottiene nei fatti, anche se l’utilizzo della figura riguarda soprattutto mercati e settori nei quali un’azienda non desidera impegnarsi in modo diretto oppure situazioni che comportano vendite saltuarie o non continuative.
Il procacciatore non potrà svolgere le funzioni proprie dell’agente di commercio, poiché è vietato dalla legge 204/85 e non potrà operare "stabilmente" per promuovere la conclusione di contratti in una zona determinata. La giurisprudenza ha definito in negativo il contratto di procacciamento stabilendo che si concretizza nell’attività "di chi raccoglie le ordinazioni dei clienti, trasmettendole alla ditta dalla quale ha ricevuto l’incarico di procurare le commissioni, ma senza vincolo di stabilità ed in via del tutto occasionale" (Cassazione, sentenza 2514 del 23 aprile 1980).
La figura è atipica e il soggetto non dispone generalmente di un accordo determinato, ma solamente di un trattamento provvigionale che le due parti possono stabilire con scrittura privata o verbalmente di volta in volta. L’occasionalità si sostanzia nella non continuità della prestazione e non è il valore del compenso che fa mutare natura; un affare importante concluso che determina un compenso provvigionale di rilievo resta occasionale in quanto non abbia altri seguiti, mentre tante operazioni a concorrenza del medesimo importo in un arco temporale non lungo atteggiano l'attività esercitata con la caratteristica della continuità e professionalità (sui dubbi se sia dovuto il pagamento all'ENASARCO si veda "ENASARCO: unica previdenza integrativa obbligatoria per gli agenti e i rappresentanti. E i procacciatori d'affari?").
Secondo il contenuto dell'art. 2222 cod. civ. è procacciatore di affari occasionale “chi si obbliga a compiere un’opera od un servizio, con lavoro prevalentemente proprio, senza vincolo di subordinazione e senza alcun coordinamento del committente; l’esercizio dell’attività, peraltro, deve essere del tutto occasionale, senza i requisiti della professionalità e della prevalenza.”
La figura non è altrimenti delineata dalla normativa; si tratta di un soggetto che si differenzia dall’agente o rappresentante di commercio in quanto usualmente non è vincolato dalla esclusiva, non ha una zona specifica e non ha stabilità di incarico.
Ai fini IVA rileva l’aspetto dell’occasionalità e non continuità. Possiamo avere due situazioni: il procacciatore di affari continuativo, che deve obbligatoriamente iscriversi all'IVA, e quello occasionale che non ha l'obbligo di iscrizione. Le figure si differenziano nell'assoggettamento ad IVA delle provvigioni e nella tenuta di una contabilità fiscale con conseguenze contabili, di contabilità fiscale e di studi di settore.
Per la documentazione fiscale il documento contabile deve essere emesso dal procacciatore di affari nel caso del procacciatore continuativo, iscritto Ufficio IVA, che è tenuto ad emettere regolare fattura assoggettata ad IVA e deve registrarla nel registro delle fatture emesse nei termini di legge. Il procacciatore occasionale, senza iscrizione IVA, emette una semplice ricevuta soggetta a ritenuta d’acconto e marca da bollo se di importo superiore a Euro 77,47.
Ai fini INPS le due figure hanno un trattamento previdenziale diverso: quello continuativo è assoggettato alla contribuzione previdenziale della gestione commercianti con un versamento minimo, indipendentemente dal reddito conseguito, di circa Euro 2.400 annui per redditi fino a Euro 13.345 e per reddito oltre il minimale deve versare il 18% sulla differenza, mentre il procacciatore occasionale è escluso dal versamento previdenziale INPS sia per la gestione commercianti che per il contributo Inps previsto dalla Legge 335/95 per importi inferiori a 5.000 euro. L’iscrizione alla Gestione Separata e di conseguenza l’obbligo contributivo si verificano al superamento del limite di Euro 5.000,00 di reddito. Il soggetto, il quale svolge una prestazione di lavoro autonomo occasionale con uno o più committenti, deve procedere all’iscrizione INPS qualora l’ammontare complessivo dei compensi, al netto dei costi, risulti superiore a Euro 5.000,00. Il contributo previdenziale è per 1/3 a carico del prestatore con trattenuta da parte del committente e 2/3 a carico del committente; la quota del contributo a carico del soggetto non riduce la base imponibile soggetta alla ritenuta di acconto ed è deducibile nel quadro RP – Oneri Previdenziali (sul tema si veda anche "ENASARCO: unica previdenza integrativa obbligatoria per gli agenti e i rappresentanti. E i procacciatori d'affari?.
L'assicurazione per i commercianti dal 1965 è obbligatoria anche per la pensione e dalla stessa data è stata istituita presso l'Inps la gestione speciale per l'assicurazione obbligatoria per l'invalidità, la vecchiaia e i superstiti. I titolari e i contitolari delle imprese familiari, nonché i familiari coadiutori devono essere iscritti all'Inps ai fini pensionistici. Sono iscritti alla gestione speciale gli agenti e i rappresentanti di commercio iscritti nell'apposito albo, come anche i propagandisti e procacciatori d'affari.
Ai fini IRPEF il trattamento fiscale è uguale: la ritenuta di acconto è del 23% sul 50% delle provvigioni. I costi, documentati ed inerenti l'attività, sono deducibili riportandoli nei vari quadri della dichiarazione dei redditi e nelle scritture contabili per il procacciatore di affari continuativo iscritto all'IVA. Entrambe le due figure di procacciatori di affari, occasionale e continuativo, devono presentare la propria dichiarazione dei redditi compilando, il procacciatore occasionale, il quadro L e, quello continuativo, il quadro G per contabilità semplificata o F per contabilità ordinaria.
L’Enasarco con Delibera n. 2/2000 (G.U. 24 agosto 2000) ha eliminato dal regolamento delle prestazioni istituzionali il requisito dell’iscrizione nel Ruolo professionale degli agenti e rappresentanti di commercio, di cui alla legge n. 204/1985, quale condizione necessaria per l’iscrivibilità degli interessati all’Enasarco. La nuova regola è divenuta l’obbligo di iscrizione all’Enasarco, con conseguente tutela sul piano previdenziale, in presenza di una prestazione che abbia le caratteristiche del contratto di agenzia, anche se l’intermediario interessato non risulti iscritto nel Ruolo agenti e rappresentanti di commercio tenuto dalla Camera di Commercio.
La modifica (che recepisce la Direttiva comunitaria n. 86/653/Cee riguardo agli agenti di commercio e la Sentenza 13 luglio 2000, n. 456 della Corte di Giustizia Europea, nonché quanto disposto dalla Corte di Cassazione con la Sentenza 16 maggio 1999, n. 4817) sancisce la piena validità dei contratti di agenzia stipulati tramite agente non iscritto al Ruolo tenuto dalla Camera di Commercio, nonostante il contrasto sussistente fra la normativa nazionale (artt. 2 e 9 della Legge n. 204/1985) e la disposizione della normativa comunitaria, da considerarsi prevalente.
Le aziende, che usufruiscono delle prestazioni di agenti non iscritti a ruolo e di procacciatori d’affari, debbono iscriverli all’Enasarco e versare le quote contributive dovute, se le prestazioni di questi soggetti risultino non più “occasionali”. L’Ente si avvale di un termine prescrizionale per il recupero di detti contributi non versati pari a 5 anni.
Sono obbligati all’iscrizione Enasarco tutti gli agenti che operano in territorio italiano (sia italiani che esteri) in nome e per conto di preponenti (sia italiani che esteri che abbiano una sede o una dipendenza in Italia). Sono obbligati gli agenti italiani che operano all’estero per conto di preponenti italiani.
Mentre la figura dell’agente libero resta tipica, il procacciatore d'affari ha un rapporto di collaborazione qualificato atipico; è classificato tra gli "intermediari del commercio" ed è tenuto ad iscriversi nel Registro delle imprese, allegando alla domanda di iscrizione la copia della "lettera d'incarico". La domanda deve essere presentata al Registro delle Imprese presso le Camere di Commercio della provincia di competenza entro trenta giorni dall'inizio dell'attività lavorativa e si presenta sia per il titolare sia per gli eventuali coadiutori familiari.
Sono le Camere di Commercio che tramite l'Unioncamere trasmettono periodicamente all'Inps i dati dei soggetti da iscrivere nella gestione speciale per i commercianti. La decisione sull'iscrizione dei titolari e dei familiari coadiutori delle imprese commerciali spetta all'Inps.
I lavoratori, impegnati in più attività autonome, anche in un'unica impresa, sono assoggettabili a forme diverse di assicurazione obbligatoria, e devono essere iscritti nell'assicurazione prevista per l'attività alla quale dedicano la loro opera in maniera prevalente; spetta all'Inps decidere quale sia l'attività da considerare prevalente ai fini dell'iscrizione dell'imprenditore. Il principio della prevalenza non si applica quando una delle due attività è soggetta al contributo per il lavoro parasubordinato e in questo caso le due diverse attività danno titolo alla contemporanea iscrizione in due diverse gestioni: quella dei commercianti e quella dei parasubordinati.
Il rapporto di procacciamento d’affari consente grande libertà ad entrambe le parti contrattuali, ma fornisce anche poche tutele per il procacciatore. Fra le parti si applicano, oltre ai principi del nostro ordinamento ed alle norme generali sui contratti, le disposizioni accettate dalle parti che, rispetto ad altri negozi giuridici, divengono predominanti.
In relazione allo "star del credere", cioè a quella clausola che rende l’intermediario commerciale partecipe della perdita patita dall’imprenditore, il procacciatore è tenuto a quanto ha pattuito in concreto e non si applica il regime dell’agente. Se ha firmato un contratto che prevede uno "star del credere" pari al 30%, deve sapere che, in caso di mancato pagamento da parte di un cliente per un affare concluso grazie al suo intervento, dovrà sborsare quanto previsto dallo "star del credere".
E’ dunque assai importante non firmare la cosiddetta "lettera d’incarico" (cioè lo strumento cartaceo in cui si concretizza il contratto) senza un adeguato esame ed approfondimento. Attenzione dovrà essere prestata al modo di pattuire l’ammontare delle provvigioni, alle modalità e ai tempi di pagamento delle stesse, ai patti di non concorrenza e ai tempi di preavviso per la risoluzione del contratto.
Se l’attività di procacciatore può essere la porta di ingresso di altre attività successive delle quali rappresenta in parte quasi un’attività formativa, come per il mediatore o l’agente di commercio, deve essere esercitata con cautela per evitare raggiri o indebite forme di sfruttamento con eccesso di oneri e rischi a carico del procacciatore.

(redatto in data 18 luglio 2007)


© 2006 Quagliarella & Associati  |   Informativa sulla privacy