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10 ottobre 2018

Azione di responsabilità degli amministratori per l’omesso pagamento di tasse e contributi

Può sembrare ovvio che sia necessario che l’amministratore di una Srl provveda all’esposizione in bilancio dei tributi e contributi gravanti sulla società e al loro pagamento in quanto sia in condizione di provvedervi.
Il Tribunale di Roma, Sezione specializzata in materia di impresa, con sentenza in data 5 luglio 2017, n. 18437 ha respinto la domanda della società che ha agito per fare valere la responsabilità del precedente amministratore che si sarebbe reso responsabile della omissione delle condotte descritte.
Era stata eseguita la cessione delle quote sociali e l’acquirente delle quote ne era divenuto amministratore. Poco dopo la cessione era emersa questa condotta e la società aveva introdotto azione per essere ristorata dai danni che sarebbero consistiti negli importi quantificati dagli Uffici, oltre sanzioni ed interessi, ma anche facendo valere il fatto che in sede di cessione il cedente aveva garantito che la quota ceduta era libera da ogni vincolo di pignoramento e sequestro e che ogni onere inerente a periodi antecedenti alla cessione sarebbe rimasto a carico della parte cedente; nonostante quanto garantito dal contratto, nei giorni immediatamente antecedenti la stipula dell’atto notarile alla cessionaria era stato imposto il pagamento ulteriore di alcuni debiti della società, relativi alla precedente gestione. Tali pagamenti erano stati effettuati dalla parte cessionaria.
La difesa della cedente, ex amministratore, si fondava su vari elementi e cioè sul fatto che fossero prospettate questioni estranee all’oggetto del giudizio ed, invece, riferite a rapporti economici e personali tra le allora socie della srl; gli asseriti adempimenti addebitati alla ex amministratrice non erano sussistenti, atteso che l’assemblea per la approvazione del bilancio era stata convocata nei termini previsti dalla legge e dallo Statuto ed il bilancio era stato approvato all’unanimità, senza che la relativa delibera fosse stata mai impugnata; il bilancio relativo al 2009 risultava essere in attivo e non emergeva alcun inadempimento nella gestione amministrativa, né alcun debito pregresso ed insoluto a carico della società; nella nota integrativa era menzionata la presenza di una esposizione debitoria della società per € 37.491,00 ed un utile di esercizio pari ad € 739,29; non era onere dell’amministratrice provvedere al pagamento dei debiti in assenza di fondi societari e, prima di rassegnare le dimissioni, la ex amministratrice aveva rappresentato alle nuove socie la situazione economica societaria, evidenziando la necessità di provvedere immediatamente al pagamento dei debiti; era, dunque, evidente la confusione della parte attrice, la quale confondeva da un lato la posizione della convenuta quale amministratrice della società con quella di socia e dall’altro i doveri gravanti sull’amministratore (che non era certo tenuto a pagare i debiti sociali in proprio) con quelli propri dei soci (tenuti a sostenere finanziariamente la società, a meno di non volerla liquidare), in quanto il patrimonio sociale era di poco più di € 700,00 e, quindi, non era sufficiente a far fronte alla esposizione debitoria della società; -i debiti in questione –poiché risultanti dal bilancio 2009 e non saldati negli anni successivi- dovevano essere esposti nei bilanci dal 2010 al 2014 dalla nuova amministratrice, la quale doveva essere ben consapevole della loro esistenza, ma aveva preferito soprassedere e pagare poi successivamente in forma rateale; da ultimo era ravvisabile una responsabilità dell’amministratore solo ove, in presenza di patrimonio societario, lo stesso aveva autonomamente deciso di non provvedere al pagamento delle imposte dovute e inoltre, l’eventuale danno doveva essere limitato alle sole somme richieste a titolo di sanzioni ed interessi e non poteva essere esteso anche alle somme sin dall’inizio dovute dalla società.
Il Tribunale, muovendo dall’art. 2476 cod. civ., ha ritenuto che è possibile ricavare che l’azione sociale di responsabilità nei confronti degli amministratori (volta ad ottenere il risarcimento del danno patito dal patrimonio sociale a causa dell’inosservanza dei doveri ad essi imposti dalla legge o dall’atto costitutivo) può essere esercitata sia dalla società (titolare del diritto al risarcimento del danno) sia dal socio (ciò indipendentemente dalla consistenza della partecipazione sociale). Tuttavia, il socio –non essendo titolare del diritto al risarcimento del danno- fa valere in nome proprio il diritto spettante alla persona giuridica. Ne consegue, dunque, che la società –quale soggetto titolare del diritto in favore del quale si esercita l’azione- deve necessariamente partecipare (ex art. 102 c.p.c.) al processo relativo all’azione sociale.
Infatti, le azioni di responsabilità degli amministratori –tanto se esercitate dalla società che se esercitate dal socio- hanno natura risarcitoria, essendo finalizzate alla reintegrazione del patrimonio del danneggiato nella situazione economica preesistente al verificarsi dell’evento dannoso. Grava sull’attore l’onere di allegare nei propri atti difensivi non solo le condotte di asserita mala gestio poste in essere dall’amministratore, ma anche il danno che queste hanno cagionato (da intendersi quale diminuzione patrimoniale eziologicamente collegata alla mancata osservanza dei doveri imposti dalla legge o dall’atto costitutivo). La irregolare tenuta delle scritture contabili, in assenza di ulteriori e specifiche deduzioni, pur integrando una violazione agli obblighi gravanti sull’amministratore, è priva di autonoma efficacia causale rispetto ai danni al patrimonio sociale. Infatti, come già evidenziato, nell’ambito delle azioni di responsabilità nei confronti degli amministratori, non è sufficiente lamentare la violazione, da parte dell’amministratore, delle norme di legge o di Statuto o la non corretta ed oculata gestione della società (quand’anche tali condotte possano avere rilevanza in sede penale), ma è altresì indispensabile dedurre e dimostrare la diminuzione del patrimonio della società ed il nesso causale tra la predetta e le suddette condotte.
Quanto, poi, all’omesso versamento dei tributi, si deve premettere che -sebbene la corretta esecuzione dei pagamenti relativi ad oneri contributivi e previdenziali costituisca effettivamente un dovere per l’amministratore di una società di capitali- il danno subito dalla società non può essere parametrato all’entità dell’imposta o del contributo omesso, in quanto la società era tenuta comunque a sopportarne il costo. Il danno può, quindi, essere commisurato soltanto sulla base dell’entità delle sanzioni comminate dall’amministrazione finanziaria e dagli interessi maturati successivamente alla scadenza del termine legalmente previsto, poiché tali esborsi sarebbero stati evitabili qualora l’amministratore, utilizzando l’ordinaria diligenza, avesse provveduto ad adempiere ai propri obblighi in modo regolare.
Peraltro, è possibile ravvisare una responsabilità dell’amministratore solo in presenza di una condotta colpevole dello stesso, ciò presupponendo che l’amministratore -pur potendo provvedere al pagamento evitando il lievitare del debito- non lo avrebbe fatto senza giustificato motivo.
Tale necessario presupposto, però, non risulta essere neanche adombrato dalla parte attrice, la quale peraltro, in tutto il corpo dell’atto di citazione, sembra fare confusione tra gli obblighi gravanti sulla convenuta nei confronti della srl., quale sua amministratrice, e gli obblighi sulla predetta gravanti nei confronti della persona fisica, quale cedente le quote della predetta società.

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