Categorie approfondimento: Commerciale e industriale
20 ottobre 2012

Appalto privato: la responsabilità del committente per i compensi ai lavoratori

Di cosa si tratta

L’ordinamento nell’ultimo periodo continua ad estendere la responsabilità del committente nel contratto d’appalto, da ultimo con l’art. 13-ter del c.d. “Decreto Sviluppo” (D.L. 22 giugno 2012, n. 83 convertito con L. 7 agosto 2012, n. 134), con il quale il legislatore è intervenuto nuovamente in materia di responsabilità fiscale negli appalti (Cfr.: nel sito Appalto privato: la responsabilita’ del committente per imposte: iva e ritenute).
Ben prima era già esistente la responsabilità del committente nei confronti dei dipendenti dell’appaltatore, che è prevista dall’art. 1676 c.c. che statuisce la responsabilità diretta in capo al committente per gli importi dovuti e non corrisposti ai dipendenti dell’appaltatore nei limiti del debito de commitente, mentre non si estendeva anche al subappaltatore.
La giurisprudenza di Cassazione (sez. lav., 19 marzo 2008, n. 7384) ha riconosciuto che la disposizione si applica anche ai dipendenti del subappaltatore nei confronti del subcommittente o subappaltatore.
I dipendenti dell’impresa subappaltatrice, che intendono recuperare il credito relativo alle retribuzioni per l’attività svolta nel caso di inadempimento del subappaltatore, possono proporre nei confronti del subcommittente un’azione diretta per conseguire quanto è loro dovuto con riferimento al lavoro prestato per eseguire l’opera subappaltata. La previsione contenuta nell’art. 1676 c.c., infatti, deve essere applicata anche ai dipendenti del subappaltatore nei confronti del subcommittente o subappaltante e ciò per due ordini di motivi: un criterio di interpretazione letterale, in quanto il contratto di subappalto altro non è che un vero e proprio appalto che si caratterizza rispetto al contratto-tipo solo per essere un contratto derivato da altro stipulato a monte, che ne costituisce il presupposto; la ratio della norma, che è ravvisabile nell’esigenza di assicurare una particolare tutela in favore dei lavoratori ausiliari dell’appaltatore, diretta a preservarli dal rischio dell’inadempimento di questi, esigenza che ricorre identica nell’appalto e nel subappalto. (Cassazione civile , sez. lav., 7 marzo 2008, n. 6208).
Recita la disposizione all’art. 1676 cod. civ.: «coloro che, alle dipendenze dell’appaltatore, hanno dato la loro attività per eseguire l’opera o per prestare il servizio possono proporre azione diretta contro il committente per conseguire quanto è loro dovuto, fino alla concorrenza del debito che il committente ha verso l’appaltatore nel tempo in cui essi propongono la domanda».
La norma prevede un limite al principio della solidarietà costituito dal debito che il committente ha verso l’appaltatore; i lavoratori non possono pretendere nulla dal committente nel caso in cui questo abbia già pagato ogni debito con l’appaltatore.
La norma non prevede alcun limite temporale e, seppur riferita a tutti i committenti, anche persone fisiche che non esercitano attività di impresa, può considerarsi residuale. Gli appalti di opere e servizi in cui il committente sia imprenditore o datore di lavoro sono invece regolati dall’art. 29 co. 2 D.Lgs 276/2003 che prevede la responsabilità solidale in capo al committente sia con l’appaltatore che con eventuali ulteriori subappaltatori per la corresponsione dei trattamenti retributivi e contributi previdenziali non riconosciuti ai lavoratori impiegati nell’appalto; questa norma, diversamente dall’art. 1676 c.c., ha un limite temporale entro cui eccepire la solidarietà, fissato in due anni dalla chiusura dell’appalto e non è previsto un tetto massimo di importo.
La giurisprudenza afferma che per l’azione debbano sussistere quattro presupposti:
– l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato alle dipendenze di un imprenditore che, con organizzazione dei mezzi necessari e con gestione a proprio rischio, esercita un’attività diretta al compimento di un’opera o di un servizio nei confronti di un determinato committente verso un corrispettivo (art. 1655 c.c.);
– l’esecuzione della prestazione lavorativa per il compimento di quella particolare opera o di quello specifico servizio commissionati da quel determinato committente;
– l’esistenza di un credito di lavoro in capo ai lavoratori, inadempiuto da parte dell’appaltatore o datore di lavoro (art. 2099 e segg. c.c.);
– l’esistenza di un credito dell’appaltatore verso il committente in relazione al compimento dell’opera o del servizio commissionatogli.
Ricorrendo questi, la legge prevede che i lavoratori con l’esercizio di questa azione contro il committente possano conseguire direttamente la minor somma fra quanto loro spetta in costanza del rapporto di lavoro e quanto è dovuto dal committente all’appaltatore derivante dal contratto d’appalto.
Resta il diritto del lavoratore di rivolgersi anche contro l’appaltatore, ma con l’art. 1676 c.c. è prevista un’azione eccezionalmente concessa a maggior tutela dei lavoratori nei confronti di chi, pur essendo estraneo ai rapporti individuali di lavoro, si è avvalso del risultato della prestazione degli ausiliari dell’appaltatore.
La comunicazione che fosse compiuta dal lavoratore produrrà l’effetto di paralizzare il credito esistente in quel momento e comporterà l’inefficacia di quei pagamenti che il committente eseguisse dopo a favore dell’appaltatore. Il committente si aggiunge all’appaltatore in via solidale nella posizione
debitoria nei limiti del debito esistente al momento della proposizione della domanda.
Ribadiamo che il committente non può più pagare l’appaltatore e, se paga, non è liberato dall’obbligazione verso i suoi ausiliari nel momento in cui la comunicazione del lavoratore lo avesse raggiunto.
Non infrequente è il tema dell’appaltatore che abbia ceduto il credito al fine di avere liquidità e quindi si realizza l’apertura di un conflitto tra la cessione dei crediti relativi all’appalto da parte dell’appaltatore e la domanda ex art. 1676 c.c. proposta dagli ausiliari. La giurisprudenza sostiene che debba ritenersi vincolante per l’appaltante l’atto notificatogli per primo (contra Tribunale Barcellona, sez. lav. 14 febbraio 2006-isolata).
In caso di fallimento dell’appaltatore l’interesse degli ausiliari può essere soddisfatto con l’azione ex 1676 c.c. in via preferenziale rispetto agli altri creditori. Il sopravvenuto fallimento dell’appaltatore non determina l’improcedibilità dell’azione proposta dai suoi dipendenti nei confronti dell’appaltante, poiché l’apertura di quel procedimento concorsuale non può precludere l’esperimento di un’azione tra terzi espressamente accordata dalla legge. Se l’azione ex art. 1676 c.c. è già stata promossa, può proseguire in quanto non vi sono aspetti di improcedibilità, né sussistono violazioni della par condicio creditorum prevista dalla legge fallimentare o vizi di costituzionalità dell’art. 1676 c.c. con riferimento alla violazione dell’art. 3 Cost. per lo specifico beneficio accordato ad alcuni lavoratori (Cass. sez. lav. 19 aprile 2006, n. 9049).

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