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6 dicembre 2017

Adeguata informazione per deliberare in assemblea e richiesta di rinvio

Varie ragioni possono portare ad osteggiare che si tenga un’assemblea sociale di società a responsabilità limitata avendo come obiettivo il rinvio o differimento di qualsiasi decisione. Chi intende assumere questo atteggiamento non può sfuggire agli oneri che ne derivano.
Se l’assemblea è stata regolarmente convocata nelle forme e nei tempi (invio della convocazione almeno otto giorni prima della data dell’assemblea), gli altri soci, che presumibilmente saranno la maggioranza, possono insistere perché l’assemblea si tenga validamente.
Può accadere che il socio opponga la brevità del termine perché il ricevimento della convocazione in fatto è successivo (il termine prevede la spedizione e non il ricevimento della convocazione) oppure che il luogo dell’assemblea, diverso dalla sede, sia lontano da raggiungere od anche che si assuma l’esistenza di altri impegni non procrastinabili.
Può essere obbligatorio che si tenga l’assemblea (approvazione bilanci ed altri casi di obbligatorietà) o molto opportuno per scelte necessarie da compiere.
In ogni caso varie ragioni portano a situazioni di specie che però vanno superate e non si può sfuggire dal partecipare.
Non infrequente è il ricorso del socio alla giustificazione di non essere adeguatamente informato sui contenuti all’ordine del giorno.
Salvo il ritenere che l’assemblea sia strumentale all’interesse della maggioranza, i casi elencati ed altri possono avere sempre un modo per essere risolti (si può conferire una delega, spostare altro impegno, chiedere documentazione, organizzare la riunione con strumenti informatici).
Fuori dai casi in cui entri in gioco la “strumentalità della maggioranza” e i casi oggettivi nei quali non si sia posti in grado di partecipare (ricevimento della convocazione il giorno prima: Cass. SS.UU. n. 23218/2013), l’assemblea si tiene validamente.
Merita considerazione il caso della necessità di essere adeguatamente informati; quando ricorra questa necessità per la natura dell’oggetto l’assemblea non può respingere la richiesta di rinvio per formulare la quale è necessario che il socio o il delegato intervengano alla riunione.
Vi è quindi un onere di partecipazione per rappresentare la condizione, come conferma il Tribunale di Milano, Sez. Specializzata, con sentenza 2 febbraio 2017, che richiede che le informazioni siano richieste dal socio da un lato per poterlo porre in grado di decidere oppure per validamente chiedere un rinvio funzionale ad assumere le informazioni per scelte che magari richiedano consultazioni con un professionista.
Quindi una mera richiesta di rinvio non formulata di presenza espone al rischio che l’assemblea decida senza la partecipazione del socio e la negazione del rinvio non andrebbe a configurare un abuso.
Se invece la convocazione fosse stata compiuta con modalità “tali comunque da assicurare la tempestiva informazione sugli argomenti da trattare”, il socio che si ritenga leso nel suo diritto di partecipare potrà non intervenire alla riunione e poi anche solamente per detto motivo impugnare la deliberazione nel merito.
Anche il caso di eccessiva compressione del termine per essere al corrente e intervenire “può trovare rimedio nella richiesta di rinvio dell’adunanza”, richiesta da ritenere legittima in base ai principi di buona fede nei rapporti societari. L’eventuale rifiuto immotivato opposto dalla maggioranza potrebbe costituire un indizio di eccesso di potere, come tale idoneo a viziare il conseguente deliberato assembleare.
Nell’impossibilità di un “voto informato” che deriva dalla mancanza oppure dall’insufficienza di informazioni, richieste dal socio, è solo la partecipazione all’assemblea che può consentire una richiesta di rinvio qualora anche in quella sede il socio non sia riuscito ad acquisire i dati necessari alle scelte. Ecco l’ “onere” che è rappresentato dal prendere parte all’assemblea ove potere chiedere informazioni e instare per un rinvio salvo poi impugnare l’eventuale diniego.
Se in questa condizione il socio restasse assente non potrebbe poi fare altro che censurare ex art. 2479, 1° co. cod. civ., deliberazioni il cui contenuto eventualmente risultasse contrario alla legge o all’atto costitutivo e, qualora avesse subito un danno diretto, agire nei confronti degli amministratori ai sensi dell’art. 2476, 6° co. cod. civ..

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